Analisi del Dna per migliorare la diagnosi e la cura del meningioma

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di Vera Martinella

È il tipo di tumore al cervello più frequente, spesso benigno, ma in una piccola percentuale di casi aggressivo. Come capire quando? Se, oltre al microscopio, si usa la profilazione genetica si ottengono informazioni più precise

Non è semplice stabilire se un meningioma, la forma più comune di tumore al cervello, si ripresenterà una volta asportato oppure essere certi che non evolverà in una forma maligna. In un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances , i ricercatori americani hanno però fatto un passo avanti per definire meglio la prognosi dei pazienti con questa neoplasia. 

Circa 4.500 i nuovi casi all’anno in Italia

I meningiomi sono la neoplasia più frequente del sistema nervoso centrale e ogni anno sono circa 4.500 i nuovi casi diagnosticati in Italia. Vengono classificati in tre gradi a crescente aggressività, ma circa il 95% di essi è rappresentato da tumori benigni di grado I. Solitamente hanno una crescita molto lenta (1-2 millimetri l’anno) e, a differenza dei tumori maligni dell’encefalo, non hanno una tendenza a invadere il tessuto cerebrale e a sostituirlo, bensì a comprimerlo dall’esterno lasciando il cervello e le sue funzioni tendenzialmente intatti. Proprio per le lenta crescita i meningiomi possono diventare sintomatici quando già di grandi dimensioni senza che il paziente noti nulla nei mesi o anni precedenti. «Dal punto di vista microscopico i meningiomi sono stati suddivisi a seconda dell’aggressività biologica in 3 gradi: grado I (benigni), grado II (atipici) e grado III (maligni) — spiega Enrico Franceschi, direttore facente funzioni dell’Oncologia del sistema nervoso, IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna —. Questa classificazione non è però sufficiente per stabilire completamente la prognosi dei pazienti in quanto il comportamento clinico di queste neoplasie può essere variabile, e in alcuni casi anche meningiomi definiti di grado I e II possono presentare una aggressività maggiore, è quindi di fondamentale importanza riuscire a identificarli».

Lo studio con diverse tecniche

Proprio per questo il gruppo di esperti del Baylor College of Medicine e del Jan and Dan Duncan Neurological Research Institute al Texas Children’s Hospital hanno analizzato 365 meningiomi di grado I e II, integrando le informazioni ottenute al microscopio con multiple strategie di profilazione genetica: in pratica hanno utilizzato diverse tecniche diagnostiche evolute per l’analisi genetica ed epigenetica (sequenziamento di RNA, profilo citogenetico e di metilazione del DNA). Le loro conclusioni indicano che in questo modo è possibile distinguere con maggior precisione i tumori davvero benigni da quelli più aggressivi. Un passaggio decisivo per poter stabilire l’iter più corretto di cure per il paziente e sapere, con maggiore certezza, quando può bastare la sola asportazione chirurgica e quando invece sono necessarie ulteriori terapie per ridurre le probabilità di una recidiva. «Per altri tipi di tumori cerebrali, come i gliomi e i medulloblastomi, la classificazione istologica (quella fatta analizzando le cellule del tumore al microscopio) è stata sostituita da quella molecolare, più precisa e utile nel prevedere l’andamento della malattia — commenta uno degli autori principali dello studio, Akash J. Patel, neurochirurgo del Baylor St. Luke’s Medical Center —. Speriamo che questo si verifichi, nel giro di pochi anni, anche per i meningiomi».

Conoscere il sottotipo per scegliere le cure

I meningiomi sono più comuni nelle persone di età adulta e negli anziani. In molti casi, quando sono di piccole dimensioni, si tratta di riscontri occasionali, vengono cioè scoperti casualmente in TC o risonanze magnetiche cerebrali eseguite per altri motivi. Il trattamento principale è chirurgico e in alcune circostanze viene inoltre utilizzata la radioterapia. «Questo studio ha dimostrato che, grazie alla biologia molecolare, possiamo identificare tre diverse gruppi biologici di meningioma — conclude Franceschi —: due a ottima prognosi e uno invece particolarmente aggressivo, con una elevata instabilità cromosomica, per il quale c’è necessità di sviluppare terapie più efficaci. Questi nuovi approcci di classificazione sulla base delle caratteristiche genetiche ed epigenetiche ha l’importante implicazione di fornire al paziente, dopo l’intervento chirurgico, una migliore definizione della prognosi e quindi indirizzarlo ai percorsi diagnostico-terapeutici più appropriati».

14 febbraio 2022 (modifica il 14 febbraio 2022 | 18:53)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Se, oltre al microscopio, si usa la profilazione genetica si ottengono informazioni più precise Non è semplice stabilire se un meningioma, la forma più comune di tumore al cervello, si ripresenterà…, di Vera MartinellaÈ il tipo di tumore al cervello più frequente, spesso benigno, ma in una piccola percentuale di casi aggressivo. Come capire quando? Se, oltre al microscopio, si usa la profilazione genetica si ottengono informazioni più precise Non è semplice stabilire se un meningioma, la forma più comune di tumore al cervello, si ripresenterà una volta asportato oppure essere certi che non evolverà in una forma maligna. In un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances , i ricercatori americani hanno però fatto un passo avanti per definire meglio la prognosi dei pazienti con questa neoplasia.  Circa 4.500 i nuovi casi all’anno in ItaliaI meningiomi sono la neoplasia più frequente del sistema nervoso centrale e ogni anno sono circa 4.500 i nuovi casi diagnosticati in Italia. Vengono classificati in tre gradi a crescente aggressività, ma circa il 95% di essi è rappresentato da tumori benigni di grado I. Solitamente hanno una crescita molto lenta (1-2 millimetri l’anno) e, a differenza dei tumori maligni dell’encefalo, non hanno una tendenza a invadere il tessuto cerebrale e a sostituirlo, bensì a comprimerlo dall’esterno lasciando il cervello e le sue funzioni tendenzialmente intatti. Proprio per le lenta crescita i meningiomi possono diventare sintomatici quando già di grandi dimensioni senza che il paziente noti nulla nei mesi o anni precedenti. «Dal punto di vista microscopico i meningiomi sono stati suddivisi a seconda dell’aggressività biologica in 3 gradi: grado I (benigni), grado II (atipici) e grado III (maligni) — spiega Enrico Franceschi, direttore facente funzioni dell’Oncologia del sistema nervoso, IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna —. Questa classificazione non è però sufficiente per stabilire completamente la prognosi dei pazienti in quanto il comportamento clinico di queste neoplasie può essere variabile, e in alcuni casi anche meningiomi definiti di grado I e II possono presentare una aggressività maggiore, è quindi di fondamentale importanza riuscire a identificarli». Lo studio con diverse tecnicheProprio per questo il gruppo di esperti del Baylor College of Medicine e del Jan and Dan Duncan Neurological Research Institute al Texas Children’s Hospital hanno analizzato 365 meningiomi di grado I e II, integrando le informazioni ottenute al microscopio con multiple strategie di profilazione genetica: in pratica hanno utilizzato diverse tecniche diagnostiche evolute per l’analisi genetica ed epigenetica (sequenziamento di RNA, profilo citogenetico e di metilazione del DNA). Le loro conclusioni indicano che in questo modo è possibile distinguere con maggior precisione i tumori davvero benigni da quelli più aggressivi. Un passaggio decisivo per poter stabilire l’iter più corretto di cure per il paziente e sapere, con maggiore certezza, quando può bastare la sola asportazione chirurgica e quando invece sono necessarie ulteriori terapie per ridurre le probabilità di una recidiva. «Per altri tipi di tumori cerebrali, come i gliomi e i medulloblastomi, la classificazione istologica (quella fatta analizzando le cellule del tumore al microscopio) è stata sostituita da quella molecolare, più precisa e utile nel prevedere l’andamento della malattia — commenta uno degli autori principali dello studio, Akash J. Patel, neurochirurgo del Baylor St. Luke’s Medical Center —. Speriamo che questo si verifichi, nel giro di pochi anni, anche per i meningiomi». Conoscere il sottotipo per scegliere le cureI meningiomi sono più comuni nelle persone di età adulta e negli anziani. In molti casi, quando sono di piccole dimensioni, si tratta di riscontri occasionali, vengono cioè scoperti casualmente in TC o risonanze magnetiche cerebrali eseguite per altri motivi. Il trattamento principale è chirurgico e in alcune circostanze viene inoltre utilizzata la radioterapia. «Questo studio ha dimostrato che, grazie alla biologia molecolare, possiamo identificare tre diverse gruppi biologici di meningioma — conclude Franceschi —: due a ottima prognosi e uno invece particolarmente aggressivo, con una elevata instabilità cromosomica, per il quale c’è necessità di sviluppare terapie più efficaci. Questi nuovi approcci di classificazione sulla base delle caratteristiche genetiche ed epigenetiche ha l’importante implicazione di fornire al paziente, dopo l’intervento chirurgico, una migliore definizione della prognosi e quindi indirizzarlo ai percorsi diagnostico-terapeutici più appropriati». 14 febbraio 2022 (modifica il 14 febbraio 2022 | 18:53) © RIPRODUZIONE RISERVATA, Photo Credit: , , www.corriere.it, %%item_url %%, Sport, Sport, Sport, Leggi di più, , https://images2.corriereobjects.it/methode_image/socialshare/2022/02/11/43f19eca-8dbd-11ec-a91e-e98defcaa657.jpg, Corriere.it – Homepage, Corriere.it – Notizie e approfondimenti di cronaca, politica, economia e sport con foto, immagini e video di Corriere TV. Meteo, salute, guide viaggi, Musica e giochi online , https://www.corriere.it/rss/images/logo_corriere.gif, http://xml2.corriereobjects.it/rss/homepage.xml, Vera Martinella

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