Strage di migranti, lafghano sopravvissuto: Ho perso moglie e tre figli, è tutta colpa mia

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di Alessandro Fulloni

Javed: Non avrei dovuto portarli. L’ultima telefonata di una donna siriana: Amore, vedo la costa. La solidariet del bambino ucraino che porta la sua bambola

colpa mia… tutta colpa mia…. Non sa darsi pace, Javed, un afghano di 43 anni che nel naufragio a 150 metri dalla spiaggia di Cutro, con quei cavalloni forza 6 che hanno aperto come un sandwich il motopeschereccio salpato quattro giorni prima da Smirne, in Turchia, ha perso la moglie e tre figli: un undicenne, il secondo di 9 anni e il pi piccolo di 5. Della famiglia restano questo genitore distrutto e il primogenito, un ragazzo quattordicenne.

Sergio Di Dato, il capomissione della ong Medici Senza Frontiere che sta fornendo l’assistenza ai circa 60 sopravvissuti ospiti al Cara di Capo Rizzuto , ha parlato a lungo con l’uomo, anche ieri mattina. Ha lasciato il suo Paese perch era in una situazione di pericolo con i talebani e per questo — spiega il coordinatore Msf — ha deciso di trasferire la famiglia in Europa. Ma ora accusa se stesso: Non avrei dovuto… per salvarmi ho perduto tutto ha ripetuto Javed che ieri stato al palazzetto dello Sport di Crotone per riconoscere le salme dei familiari. C’ un filo comune in questi dolorosi racconti — riflette Di Dato — ed quello di avere incontrato la morte cercando una vita migliore. Una tragedia del genere, con cos tante vittime, non l’ho mai vista….

La moglie scomparsa

Le storie che escono dalla struttura che raccoglie le bare sono una pi straziante dell’altra. Nel pomeriggio era qui, per identificare la moglie, anche un siriano giunto dalla Germania. Alle quattro dell’altra notte, poco prima della sciagura, la donna gli ha telefonato. Amore vedo le coste — queste le sue parole —, stiamo quasi arrivando. Ti amo. Ma poi caduta la linea. Ignaro di tutto, guardando la tv al mattino ha saputo del disastro. E si precipitato in Calabria. Per prepararlo al lutto una psicologa gli ha detto inizialmente che la moglie era tra i dispersi. Poi toccato al direttore del Cara Ignazio Mangione dirgli che la donna era morta: Gli ho chiesto come si chiamasse la compagna, purtroppo quel nome risultava nell’elenco delle vittime che avevo ricevuto dall’ospedale.

Dal San Giovanni di Dio giungono altri drammatici racconti. Quando il malmesso barcone — probabilmente toccando con la chiglia un banco di sabbia — si inabissato squarciandosi chi ha potuto rimasto aggrappato ai pezzi di legno del battello — racconta Loredana Parisi, direttrice della Migrantes diocesana di Crotone — sino a che ha resistito. Sebbene in tanti fossero a una manciata di metri dalla linea della battigia, in quel tratto di costa il fondale era alto, la risacca era fortissima e molti allo stremo delle forze non sono riusciti a raggiungere la riva.

I feriti

Il grosso delle ferite riscontrate dai medici comprende fratture, profondi tagli, grossi lividi. Il segno che nella calca i corpi hanno sbattuto qui e l contro ci che restava del barcone — prosegue ancora la suora, inesauribile nel prestare assistenza tra i reparti —. I pi non sapevano nuotare e quelli che invece erano in grado di stare a galla si sono prodigati per aiutare agli altri. Fuori dal palazzetto dello sport, intanto, la gente passa per lasciare mazzi di fiori, disegni, lettere, pensieri. Arriva una mamma ucraina con il figlio di sei anni che tiene in mano un pacchetto avvolto da nastro. Cosa c’ dentro? una bambola di pezza — risponde il piccolo — spero che qualcuno dia questo regalo ai bimbi sopravvissuti. L’idea stata di mio figlio — spiega orgogliosa la donna — ha insistito per venire qui. Anche noi siamo migranti….

27 febbraio 2023 (modifica il 28 febbraio 2023 | 00:14)

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