Caro bollette, la linea di Palazzo Chigi: pronti al confronto su misure aggiuntive sull’energia, ma no a maggiore deficit

il retroscena

di Enrico Marro29 ago 2022

Calma e gesso, i criteri di azione del governo non possono seguire le frenesie della campagna elettorale. Una cosa è il monitoraggio dell’emergenza energia, che non è venuto mai meno, e l’esame delle ulteriori misure che possono essere messe in campo in relazione alle risorse disponibili, un’altra sono i proclami dei partiti lanciati a poche settimane dal voto. Queste le riflessioni che si fanno a Palazzo Chigi, dove oggi il sottosegretario alla presidenza, Roberto Garofoli, coordinerà le prime riunioni istruttorie per vedere che margini ci sono per un nuovo decreto legge di aiuti a imprese e famiglie contro il caro bollette. Provvedimenti che però, spiegano i tecnici, difficilmente arriveranno questa settimana.

«Come minimo – spiegano – bisogna aspettare i dati delle entrate a tutto agosto e poi vedere eventuali altre risorse disponibili tra i residui di spesa, per capire se c’è lo spazio per interventi percettibili», anche se nessuno crede si potrà arrivare ai 20-30 miliardi che chiedono le forze politiche. Detto questo, Draghi, se i partiti gli chiederanno un incontro, certamente sarà disponibile. Ma la linea del presidente del Consiglio e del ministro dell’Economia, Daniele Franco, non è cambiata rispetto al fatto che anche i nuovi aiuti, come i precedenti, non dovranno essere coperti con lo «scostamento di bilancio», ovvero con un aumento del deficit. Una richiesta avanzata in maniera trasversale (dal leader della Lega, Matteo Salvini, a quello di Azione, Carlo Calenda) che Draghi trova curiosa, a poco più di venti giorni dal voto. Quasi un escamotage per scaricare sul premier uscente e su un governo in carica per gli «affari correnti» la grave responsabilità di una decisione che potrebbe andare incontro alle censure della commissione europea ed esporre l’Italia alla speculazione sui mercati finanziari.

Del resto, la stessa Lega, quando, nei giorni scorsi Salvini ha cominciato a parlare della necessità di interventi per ulteriori 30 miliardi di euro, ha fatto riferimento, in una nota ufficiale, a uno «scostamento di bilancio, che si auspica sarà realizzato dal nuovo governo di centrodestra». Un percorso, questo, più coerente con un’assunzione di responsabilità e lontano dalla tentazione che sia un premier uscente e notoriamente contrario ad aumentare ancora il deficit a cavare le castagne dal fuoco.

Oggi anche Draghi tornerà a Palazzo Chigi e in questi giorni esaminerà la situazione con i ministri più direttamente interessati: oltre a Franco, Roberto Cingolani (Transizione ecologica) e Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico). Il presidente del Consiglio si concentrerà anche sulla spinta da dare agli interventi previsti dal Pnrr. Domani Garofoli coordinerà un vertice con tutti i ministri interessati, per fare il punto sui 55 obiettivi da realizzare entro la fine dell’anno e ottenere così altri 19 miliardi di euro da Bruxelles. Un traguardo al quale Draghi tiene molto, ma che richiede di recuperare i ritardi legati al rallentamento dell’attività amministrativa e parlamentare conseguente allo scioglimento delle camere.

Nel frattempo, proseguirà l’interlocuzione con la commissione europea per ottenere il pagamento dei 24,1 miliardi di euro legati al conseguimento degli obiettivi del Pnrr previsti per il primo semestre del 2022 (a Bruxelles sono ancora in corso le verifiche) e, tornando all’emergenza energia, continuerà il pressing per ottenere il via libera alla proposta italiana di fissare un tetto europeo al prezzo del gas.

Entro metà settembre dovrebbero riunirsi i ministri dell’energia dei Paesi Ue e il 6-7 ottobre ci sarà a Praga il Consiglio europeo, ultimo appuntamento internazionale nell’agenda di Draghi. Come si vede, date lontane rispetto all’urgenza di intervenire per evitare che la folle corsa dei prezzi del gas si scarichi sulle bollette di imprese e famiglie. Le soluzioni, quindi, andranno trovate in casa.

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, 2022-08-29 05:24:00, La verifica sull’andamento del gettito fiscale a fine agosto, le richieste per oltre 30 miliardi. Il vertice europeo fissato per metà mese, Enrico Marro

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