Pensioni di gennaio 2026: aumenti fantasma e stangata fiscale, ecco cosa succede

Pensioni di gennaio 2026: aumenti fantasma e stangata fiscale, ecco cosa succede

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Rivalutazione all’1,4%, ma il cedolino non sorride: perché gli incrementi sono invisibili, con un conguaglio Irpef che prevede il recupero delle imposte

Pensioni di gennaio 2026: aumenti invisibili e stangata fiscale, ecco perché

Il nuovo anno pensionistico non parte con il piede giusto per molti pensionati. Chi sperava di vedere subito un incremento sul cedolino di gennaio, grazie alla rivalutazione legata all’inflazione, resterà deluso: gli aumenti ci sono, ma spesso non si notano. Il motivo? Una combinazione di fattori fiscali che pesano proprio sul primo assegno dell’anno.

Rivalutazione: aumenti minimi e a scaglioni

Per il 2026 il tasso provvisorio di perequazione è fissato all’1,4%, ma non si applica in modo uniforme. L’incremento pieno riguarda solo la quota di pensione fino a quattro volte il minimo (circa 2.413 euro lordi). Oltre questa soglia, la percentuale scende all’1,26% e poi all’1,05% per gli importi più alti. In pratica, chi percepisce pensioni medio-basse vedrà qualche euro in più, mentre per gli assegni elevati l’aumento sarà quasi impercettibile.

Conguaglio Irpef: la vera sorpresa (negativa)

Gennaio è il mese del conguaglio fiscale. L’INPS ricalcola l’Irpef dovuta in base al reddito effettivo del 2025. Se durante l’anno sono stati percepiti arretrati o somme extra, le trattenute provvisorie potrebbero non essere bastate. Il risultato? Un debito che viene recuperato direttamente sul cedolino di gennaio, con importi che in alcuni casi possono azzerare la pensione. Nei casi più pesanti, il prelievo prosegue anche a febbraio.

Per i redditi più bassi (fino a 18.000 euro lordi annui) è prevista una tutela: se il debito supera i 100 euro, il recupero viene diluito da gennaio a novembre, riducendo l’impatto sul singolo assegno.

Perché il cedolino sembra più basso

In sintesi, gli aumenti da rivalutazione sono reali ma vengono “mangiati” da conguagli fiscali e trattenute locali. Il primo assegno del 2026, quindi, potrebbe risultare uguale o persino inferiore a quello di dicembre. Solo nei mesi successivi, quando gli effetti dei conguagli si saranno esauriti, sarà possibile percepire il beneficio della perequazione.