Scuola si ricomincia: inclusione rafforzata, più digitale in classe e meno alternanza

Scuola si ricomincia:  inclusione rafforzata, più digitale in classe e meno alternanza
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di Claudio Tucci

Alle superiori la novità principale del nuovo anno – con la prima campanella per i circa 8,5 milioni di studenti che suonerà a Bolzano il 5 settembre – è la revisione dei programmi di scuola-lavoro, ora ridenominati percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, che andranno rimodulati sia nel numero di ore (vista la riduzione del minimo obbligatorio) sia negli accordi con imprese o altri enti pubblici.

Alle elementari invece debutta il «patto di corresponsabilità»: d’ora in avanti,infatti, saranno le scuole, anche coinvolgendo le famiglie, a individuare le eventuali mancanze disciplinari degli alunni e le relative sanzioni (nei mesi scorsi è stato infatti abrogato un Regio decreto del 1928 con la cancellazione delle sanzioni ivi previste).

Novità in arrivo pure sul fronte inclusione, con la partenza delle nuove regole approvate dal Parlamento. A cominciare dall’assegnazione delle ore di sostegno che, ora, verrà decisa d’intesa con le famiglie: sussidi, strumenti, metodologie di studio non saranno più elaborati in modo “standard”, in base al tipo di disabilità, ma con un piano didattico individualizzato che guarderà alle caratteristiche del singolo studente (una vera e propria rivoluzione riguarderà le certificazioni mediche).

Accanto a queste tre novità, subito operative, se ne potrebbe aggiungere un’altra, il condizionale resta d’obbligo. È l’educazione civica, per 33 ore di insegnamento, con tanto di voto in pagella per gli alunni di elementari, medie e superiori. La legge che l’ha reintrodotta, la 92 del 2019, è stata pubblicata mercoledì 21 agosto sulla Gazzetta ufficiale n. 195, tuttavia per partire a settembre serve un provvedimento ad hoc e la volontà politica di farlo viste le dimissioni del premier Giuseppe Conte. Se non arriverà questo atto, le novità slitteranno al 2020/2021.

Rimandando alle pagine interne per gli approfondimenti, qui vale la pena soffermarci su altre novità e sui soliti aspetti critici. Sull’alternanza (da 400 ore si scende a 210 nei professionali, da 400 a 150 nei tecnici e da 200 a 90 nei licei) sono in dirittura d’arrivo le linee guida del ministero: le scuole potranno realizzare percorsi on the job «anche per un periodo superiore» ai nuovi minimi orari. I fondi statali sono scesi da 100 a 42,5 milioni annui. A questi, però, si possono aggiungere gli stanziamenti del Pon nazionale: per l’anno prossimo 100 milioni, che si sommano ai due stanziamenti precedenti di 140 e 98 milioni. Ma anche le Regioni potranno intervenire con proprie risorse.

A settembre, poi, salvo frenate legate alla crisi politica, dovrebbero arrivare le équipe territoriali, 120 docenti con il compito di aiutare le scuole nello sviluppo e nella diffusione di soluzioni per la creazione di ambienti digitali con metodologie innovative e sostenibili. Promuoveranno l’innovazione metodologico-didattica, lo sviluppo di progetti di didattica digitale.

Sul fronte personale, invece, il nuovo anno scolastico vedrà il ritorno ai concorsi a cattedra abilitanti, voluti da Marco Bussetti, per superare le varie (e costose) abilitazioni del passato (variamente denominate, Ssis, Tfa, Pas). Entro dicembre dovrebbe infatti vedere la luce la prima selezione aperta ai laureati, seppur in possesso di 24 Cfu.

Fin qui i buoni propositi. Settembre, purtroppo, come accade sempre all’ avvio delle lezioni, si caratterizzerà anche per i consueti disagi per famiglie e studenti. Quest’anno, in particolare, esploderà il fenomeno supplenze: secondo prime stime sindacali le cattedre da assegnare a un docente a termine saranno tra le 150 e 170mila, con il conseguente “carosello” di professori per giorni. La situazione poteva sfuggire di mano, considerando anche le “reggenze”. Qui invece, dopo la pronuncia del Consiglio di Stato, si è potuto completare la selezione in atto, e assumere 2.117 dirigenti scolastici, riducendo, così, gli istituti senza un preside di ruolo a poche centinaia in tutt’Italia (368 saranno gli istituti sottodimensionati).

Pietro Guerra

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