Scuola, ritorno in classe al 50% fino al 14 gennaio e poi al 75%

Scuola, ritorno in classe al 50% fino al 14 gennaio e poi al 75%
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Almeno per ora la variante inglese non ferma la riapertura delle scuole. Al massimo la rallenta. Dal 7 gennaio rientrerà in classe il 50% degli studenti delle superiori. Con l’obiettivo di arrivare gradualmente al 75 per cento (che era la soglia prevista dal Decreto del presidente del Consiglio del 3 dicembre, ndr) e rendere solo «residuale» l’opzione di richiuderle, in virtù di ordinanze regionali o comunali. Un regime transitorio che varrà per la prima settimana, cioè fino al 14, poi ci penserà un nuovo Dpcm a prendere (eventualmente) decisioni diverse. A sancirlo è l’accordo governo-autonomie sulle «linee guida per il corretto svolgimento dell’anno scolastico» messe a punto dall’esecutivo e approvate – dopo un braccio di ferro di un paio d’ore – dalla Conferenza unificata straordinaria di ieri. Orari scaglionati in ingresso e in uscita, con annessi prolungamenti pomeridiani, e corsia preferenziale per i tamponi a prof e studenti, con in campo anche i militari, sono i capisaldi del documento.

Il testo varato ieri ricalca la bozza anticipata sul Sole 24 Ore del 19 dicembre. Tranne che in un punto: scompare l’ allungamento dell’anno scolastico fino al 30 giugno in base alle singole ordinanze regionali. La proposta è stata rispedita al mittente dai governatori che, nei carteggi dei giorni scorsi, avevano chiesto al governo di assumersene la responsabilità “politica”, prevedendo una data unica di fine lezioni . Ma per ora non se ne parla; più avanti si vedrà soprattutto in base all’andamento dei contagi.

Sopravvivono invece i doppi turni pomeridiani. Non come previsione esplicita delle linee guida, bensì come effetto implicito dell’impegno a scaglionare ingressi e uscite su due fasce, così da evitare il sovraffollamento sui mezzi pubblici, che verrà dettagliato nei singoli tavoli prefettizi in via di chiusura. Poiché in molte città (come raccontiamo qui accanto) il secondo turno partirà alle 10 è inevitabile che si concluderà alle 15, se non addirittura alle 16.E un altro indizio in tal senso arriva dalla promessa dell’esecutivo a reperire ulteriori risorse per lo straordinario del personale Ata «al fine di garantire il proseguimento del funzionamento delle istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado anche nelle ore pomeridiane».Sempre a proposito dell’incremento dei fondi, degno di nota è anche la volontà governativa di individuarne altri se i tavoli prefettizi individueranno la necessità di avere più bus.

A loro volta le regioni, stando alle stesse linee guida, elaboreranno un piano operativo di screening dell’intera comunità scolastica e fanno in modo che una volta individuato un caso di contagio nelle scuole si proceda subito a individuare i contatti e sottoporli a test rapidi. In modo da circoscrivere il più (e il prima) possibile gli eventuali cluster in ambito scolastico. Per farlo potranno contare sulla collaborazione del ministero della Salute e sul personale militare.

Comuni a tutte le parti in causa, a secondo delle rispettive competenze saranno invece le misure in materia di trasporto locale. Vale a dire, la riprogrammazione dei servizi pubblici (aggiuntivi e non), l’incremento dello smart working pubblico e privato e lo slittamento degli orari di apertura di negozie e uffici. Nell’ottica di ridurre al massimo gli assembramenti su autobus e metro nelle ore di punta.

Soddisfatti per l’intesa raggiunta si sono detti tutti i protagonisti principali: dal premier Giuseppe Conte che nel pomeriggio, durante la registrazione di “Porta a porta” aveva annunciato l’imminente fumata bianca ai ministri dell’Istruzione, Lucia Azzolina, che su Twitter si è dichiarata «felice» per gli studenti e le studentesseche «finalmente potranno tornare a scuola», e degli Affari regionali, Francesco Boccia, che ha parlato di «passo avanti»; dal presidente dell’Anci (e sindaco di Bari), Antonio Decaro che ha definito l’intesa un «bene per tutti e senza distinzioni» al numero uno dell’Upi, Michele de Pascale, che ha reputato «importante» il risultato per le Province che gestiscono 7.500 istituti superiori, al presidente della Conferenza delle regioni, Stefano Bonaccini, che ci ha visto «un punto di partenza». Ma è un clima di concordia che non deve trarre in inganno. Scendere dal 75 al 50% non è stato facile. E infatti il documento non ne parla. A farlosarà un’ordinanza “sanitaria” del ministro Roberto Speranza. In attesa, come detto, del nuovo Dpcm.

Pietro Guerra

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