Pronti i fondi per le telecamere

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Presidi come gli altri dirigenti

Nello Sblocca cantieri il governo inserisce lo stanziamento necessario per i comuni

di Marco Nobilio

Sono 5 i milioni di euro che vanno ai comuni per installare le telecamere di videosorveglianza nelle scuole dell’infanzia statali e paritarie per il 2019. E 15 milioni l’anno dal 2020 al 2024. Lo prevede un emendamento al decreto sblocca cantieri (AS 1248) approvato in commissioni riunite (8a e 13a) al senato, prima firmataria, Maria Saponara, senatrice della Lega. Il testo dell’emendamento costituisce, ormai, parte integrante del disegno di legge. Che è stato calendarizzato in aula, sempre al senato, per il 4 giugno. Va detto subito che il disegno di legge AS1248 in discussione al senato non riguarda la scuola. Il provvedimento, infatti, prevede la conversione in legge del decreto-legge 18 aprile 2019, n. 32: il cosiddetto decreto sblocca cantieri. Che reca disposizioni urgenti per il rilancio del settore dei contratti pubblici, per l’accelerazione degli interventi infrastrutturali, di rigenerazione urbana e di ricostruzione a seguito di eventi sismici. E le disposizioni che prevedono l’installazione delle telecamere nelle scuole dell’infanzia sono di natura meramente economica. Il dispositivo, infatti, non reca disposizioni sostanziali o procedurali riguardati il merito della materia. E si limita semplicemente a prevedere uno stanziamento di fondi. Il provvedimento, peraltro, non rinvia ad una eventuale regolamentazione ministeriale sull’installazione e il funzionamento delle telecamere.

Pertanto, è ragionevole ritenere che, affinché possa andare a regime, necessiterà di un ulteriore intervento legislativo che rechi la disciplina sostanziale e procedurale per darvi attuazione. In particolare, le nuove disposizioni approvate in commissione prevedono uno stanziamento, che ha come finalità quella di assicurare la più ampia tutela a favore dei minori nei servizi educativi per l’infanzia e nelle scuole dell’infanzia statali e paritarie.

E sarà erogato ai comuni per coprire i costi per l’installazione di sistemi di videosorveglianza a circuito chiuso presso ogni aula di ciascuna scuola nonché per l’acquisto delle apparecchiature finalizzate alla conservazione delle immagini per un periodo temporale adeguato. Le risorse, dunque, non dovranno essere utilizzate solo per le telecamere, ma anche per consentire l’archiviazione della videodocumentazione, al fine di poterla utilizzare per accertare eventuali abusi a danno dei minori. Fin qui la questione della copertura finanziaria.

Per quanto attiene, invece, il merito della questione, sono state presentate diverse proposte di legge. Una di queste (C 1066) è stata anche oggetto di un argomentato ed articolato parere reso dal garante della privacy, Antonello Soro, il 2 ottobre scorso, davanti alle commissioni riunite, affari costituzionali e lavoro, della camera. In quell’occasione, Soro ha messo in guardia il legislatore dai rischi che si corrono adottando le telecamere in classe.

A maggior ragione se si tratta di bambini in tenera età, avuto riguardo anche ai dati sensibili riguardanti le condizioni di salute dei piccoli. In particolare, il garante ha spiegato che, in questi casi, è necessario garantire i principi di proporzionalità e necessità del trattamento dei dati, assicurando che il ricorso a uno strumento di monitoraggio così invasivo, possa avvenire solo laddove altre misure meno limitative della riservatezza risultino inefficaci. Orientando così anche una discrezionalità dei titolari che rischierebbe, altrimenti, di degenerare in arbitrarietà.

Per il garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano, audita dalle stesse commissioni il 3 ottobre scorso, sullo stesso progetto di legge: « L’obbligo di installare telecamere negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia consentirebbe una maggiore tutela contro violenze e abusi nei confronti di bambini molto piccoli. Altrettanto importante, però», spiega il garante nel parere, «è prevedere sistemi di formazione iniziale e permanente del personale e una sistematica raccolta dati di tipo quantitativo e qualitativo che, dando la fotografia del fenomeno, consenta di porre in essere interventi di prevenzione».

Resta da vedere come si svilupperà la discussione parlamentare sulla questione e in che modo il governo deciderà di dare attuazione alle nuove disposizioni. Le sezioni di scuola dell’infanzia statali sono 13 mila. A queste vanno aggiunte anche 9 mila sezioni nelle private. Dunque, per munire tutte le aule scolastiche interessate delle apparecchiature necessarie, vi sarebbe la necessità di installare circa 22 mila dispositivi, comprensivi anche della strumentazione per la conservazione delle risultanze delle videoriprese.

E i relativi adempimenti sarebbero di stretta competenza dei comuni, che sono gli enti locali ai quali spetterà la competenza sull’esecuzione delle nuove disposizioni. Pertanto, alle difficoltà oggettive di copertura dei costi, per i quali le risorse stanziate non sembrerebbero sufficienti, bisognerà aggiungere anche gli oneri relativi all’indizione delle gare d’appalto e per la gestione dell’inevitabile contenzioso fisiologicamente connesso alle relative procedure.

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