Parte il nuovo anno ed è subito emergenza: introvabili 23mila prof

Parte il nuovo anno ed è subito emergenza: introvabili 23mila prof
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di Claudio Tucci

A Brescia e provincia, in diversi istituti superiori, stanno facendo capolino in cattedra giovani appena usciti dall’università, non solo sul sostegno, ma anche in materie “core” come italiano e matematica. A Bologna, nei tecnici e professionali, sono introvabili gli ingegneri elettronici e meccanici, come pure gli informatici. A Pomezia, provincia di Roma, c’è un liceo, il Pascal, che su 18 cattedre di matematica e fisica in organico ne conta 10 “vacanti”, che dovranno, pertanto, essere coperte da supplenti.

Lunedì parte il nuovo anno scolastico; ed è ancora una volta emergenza professori. Un paradosso in un paese che dal 2015, anno della maxi infornata di precari decisa dal governo Renzi, a oggi ha assunto circa 180mila docenti. Nei giorni scorsi a lanciare il sasso nello stagno è stato il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, che ha parlato di inizio delle lezioni con oltre 13mila cattedre scoperte, 13.424 per la precisione. Anche in Veneto, i posti che rimarranno vuoti al termine delle immissioni in ruolo saranno circa 8mila, secondo stime sindacali. Migliaia di cattedre scoperte ci saranno anche in Toscana, Piemonte, Lazio ed Emilia Romagna (nella sola Bologna, ad esempio, per italiano i posti attualmente disponibili sono 45, per la matematica 29 – nel capoluogo emiliano, così come nel resto d’Italia, devono però ancora essere completate le operazioni di trasferimento).

Il nodo “prof introvabili” è esploso nel 2017 quando il Miur, dopo immissioni in ruolo massicce e mobilità di docenti con numeri ancora più consistenti, ha svelato il numero di cattedre vuote al Nord: allora erano 22.087. Quest’anno, con molta probabilità, ci si attesterà su una cifra simile. Almeno stando agli ultimi dati ufficiosi (le operazioni infatti terminano nei prossimi giorni). Su 53.627 cattedre che il Mef ha autorizzato a coprire a tempo indeterminato, infatti, allo scorso 27 agosto, risultano andate a buon fine circa il 30% di nomine. Alla fine si ipotizza che circa 23mila posti (degli oltre 53mila autorizzati) resteranno vuoti per assenza di candidati, considerando il rush finale degli uffici delle prossime ore.

Le situazioni più critiche interessano medie e superiori; e soprattutto il Centro-Nord. Oltre a italiano e matematica, c’è carenza di docenti abilitati anche nelle lingue e in gran parte delle classi di concorso “tecnico-scientifiche”. «Non a caso molti neo-laureati si stanno rivolgendo direttamente alle scuole consegnando la messa a disposizione per essere chiamati come supplenti», racconta Gianluigi Dotti, responsabile del Centro studi della Gilda. Discorso a parte merita il sostegno, che è un’altra emergenza, anche al Sud. Da anni gli istituti assegnano supplenze a professori senza titoli specifici, anche qui per carenza di specializzati che preferiscono i posti comuni, e quindi appena possono si spostano.

Il fenomeno “cattedre vuote” ha una motivazione nota da tempo: nelle graduatorie a esaurimento ormai le classi di concorso più gettonate al Settentrione hanno esaurito gli iscritti. E i concorsi (l’altro 50% del reclutamento scolastico accanto alle Gae) sono fermi; quest’anno si stanno scorrendo le graduatorie delle selezioni 2016, 2018 e qualcosa del primo ciclo. I nuovi concorsi a cattedra sono fermi, complice la crisi del governo Conte. A tutto ciò, si aggiunga lo scarso appeal della professione e l’indisponibilità dei professori del Sud a trasferirsi al Nord per via dell’elevato costo della vita (non a caso, su quest’ultimo aspetto, Attilio Fontana ha chiamato in causa il M5S che, a suo dire, ha frenato il progetto di autonomia differenziata che, sempre secondo il governatore lombardo, avrebbe aiutato a risolvere il problema).

Per gli esperti la mancanza di ingegneri negli istituti tecnici e professionali «è un danno per gli studenti – osserva la dirigente del Miur, Roberta Fantinato -. La qualità della didattica ne risente, quando invece queste scuole meriterebbero un rilancio».

Pietro Guerra

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