Nuovo contratto DS: dai benefici economici alle responsabilità disciplinari

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E’ stato finalmente firmato lunedì 8 luglio 2019 il nuovo CCNL per l’Area della Dirigenza del Comparto Istruzione e Ricerca. Si chiude così un’estenuante vicenda che si è protratta per quasi sette mesi, dal momento della firma dell’ipotesi di Contratto, risalente al 13 dicembre 2018. Per i dirigenti scolastici è un contratto davvero significativo perché, per la prima volta dall’istituzione del ruolo, afferma con chiarezza il principio della equiparazione della retribuzione di posizione parte fissa tra le dirigenze dell’Area. Un risultato a lungo atteso e fortemente richiesto dalla categoria dopo i tagli pesantissimi che dal 2010 si sono abbattuti sulle retribuzioni dei dirigenti scolastici. Come abbiamo più volte osservato, se l’intero comparto ha subito tagli, il risparmio realizzato dallo Stato sui dirigenti scolastici, dal 2011/12 è stato pari a oltre un miliardo e 175 milioni di euro (lordo Stato) derivanti dalla sottrazione della RIA dal Fun, dalla riduzione del numero dei dirigenti in servizio, dall’assegnazione delle scuole in reggenza e dalla riduzione del numero delle presidenze a causa del dimensionamento. Abbiamo così assistito a un fenomeno paradossale: a un decremento degli organici è corrisposta una diminuzione della retribuzione, con contestuale aumento delle responsabilità attribuite a ciascun dirigente. Con questo contratto si inverte la tendenza, la retribuzione di posizione parte fissa si attesta a partire dal 31 dicembre 2018 a 12.565,11 euro annui lordo dipendente mentre lo stipendio tabellare è rideterminato in 45.260.73 euro, esattamente come le altre dirigenze del Comparto. I benefici mensili “lordo dipendente” derivanti dalle sole risorse contrattuali sono di 16 euro per l’anno 2016 e 48,50 euro per l’anno 2017. A decorrere dal 2018 la retribuzione tabellare aumenta di 125,00 euro mentre ulteriori 10 euro confluiscono sulla retribuzione di posizione parte fissa e mediamente 19,90 euro alimentano il risultato. Ma l’aumento economico è dovuto anche alle risorse stanziate nella legge di bilancio 2018 e specificamente indirizzate all’equiparazione della retribuzione di posizione parte fissa agli altri dirigenti dell’Area.

Benefici economici A decorrere dal primo gennaio 2018 la retribuzione di posizione parte fissa è di 6.159,72 euro, con un aumento mensile lordo dipendente di 190,23 euro; a decorrere dal 31 dicembre 2018, la retribuzione di parte fissa diviene, come già ricordato, 12.565,11 euro, con un ulteriore aumento mensile di 492,07 euro. In totale perciò l’aumento della retribuzione di posizione parte fissa, a decorrere dal 31 dicembre 2018, si traduce in 692,3 euro mensili “lordo dipendente”, ai quali aggiungere il già ricordato aumento tabellare per un importo di 817,3 euro. Pertanto, l’aumento mensile netto su tabellare e retribuzione di posizione parte fissa derivante dalle risorse ricordate mediamente si attesta intorno a 450,00 euro netti, naturalmente con variazioni dipendenti dal livello di tassazione. È importante sottolineare che gli incrementi ricordati avvengono su emolumenti fissi e considerati ai fini del calcolo pensionistico.

Relazioni sindacali Per quanto riguarda le relazioni sindacali, sono stati riportati nel “confronto” i criteri generali delle procedure di valutazione dei dirigenti e le linee di indirizzo per le misure concernenti lo stress lavoro correlato, oltre ai criteri generali per il conferimento degli incarichi dirigenziali. Il “confronto” si svolgerà per i dirigenti scolastici a livello nazionale, mentre sarà presso la direzione regionale quello per i criteri generali per il conferimento degli incarichi di reggenza.

da: CISL Scuola

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