Dirigenti Scolastici: a settembre aumenti e arretrati

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di Claudio Tucci

Il maxi-aumento di circa 450 euro netti al mese per i presidi è giunto al traguardo. Nel tardo pomeriggio di ieri, all’Aran, è stato infatti firmato definitivamente il Ccnl 2016-2018, il primo della nuova area Istruzione e Ricerca – alla quale appartengono anche i dirigenti scolastici – dopo l’ipotesi di intesa sottoscritta quasi sette mesi fa (su cui si veda Il Sole 24 ore del 15 dicembre 2018).

Gli effetti economici del Ccnl si vedranno probabilmente con il cedolino di settembre, assieme agli arretrati, vale a dire un conguaglio, una tantum, dal 1° gennaio 2016, intorno ai 6mila euro netti, secondo i primissimi conteggi.

A essere interessati dagli adeguamenti retributivi sono 7.452 presidi; a cui si aggiungono – seppure con aumenti stipendiali più contenuti – i 353 dirigenti di università ed enti di ricerca.

All’incremento di circa 450 euro netti in più al mese per i dirigenti scolastici si arriva sommando l’aumento “standard” del 3,48%, pari a 160 euro lordi al mese, intorno agli 80 euro netti, ai 370 euro netti aggiunti sulla retribuzione di posizione parte fissa, che sale di 9mila euro, passando da poco più di 3.500 euro a oltre 12.500 (per quest’ultima operazione, nella manovra 2018, sono stati stanziati 37 milioni di euro nel 2018, 41 nel 2019, 96 nel 2020, oltre ai 35 milioni previsti dalla Buona Scuola).

Per il presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, il Ccnl, che adesso sarà inviato agli uffici della Ragioneria generale dello Stato, dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale, «realizza la piena equiparazione della parte fissa della retribuzione dei dirigenti della scuola rispetto a quella di tutti i dirigenti pubblici di pari livello. Tale voce stipendiale è particolarmente importante in quanto non può essere oggetto di decremento ed è utile al calcolo del trattamento pensionistico. Ciò tuttavia costituisce solo il raggiungimento di una tappa nel percorso verso la perequazione retributiva completa, che rimane il nostro obiettivo fondamentale».

Oggi, del resto, la busta paga di un preside oscilla tra i 2.500 e i 3mila euro netti al mese a seconda di quando (e come) ha iniziato a ricoprire l’incarico. Considerando, quindi, anche gli incrementi in arrivo con il Ccnl, in base a calcoli dell’Anp, la distanza retributiva con un analogo dirigente di seconda fascia resta ancora di almeno mille euro netti al mese in meno.

Oltre alla parte economica, il Ccnl 2016-2018 prevede anche alcune novità sulla parte normativa. In primis, arriva una sorta di “diritto alla disconnessione”, con la possibilità per chi è in ferie o malattia di farsi sostituire da un docente delegato. Viene poi consentito a un preside, entro i cinque anni di servizio, di tornare al ruolo di appartenenza (quello docente). Mentre gli obblighi relativi alla sicurezza nei luoghi di lavoro sono circoscritti alle funzioni organizzative e gestionali svolte dal dirigente. Ciò significa che delle carenze strutturali risponderà l’ente locale proprietario, come peraltro già evidenziato dalla giurisprudenza.

Spazio, infine, a misure a tutela dei dirigenti con gravi patologie e a ferie e riposi solidali per assistere figli minori bisognosi di cure.

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