“Aumento di 120 euro e una cattedra per 55 mila supplenti”

“Aumento di 120 euro e una cattedra per 55 mila supplenti”
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Boom di supplenti, la scuola torna a 70 anni fa

Con queste basi oggi pomeriggio, alle 15, riparte in Viale Trastevere la trattativa tra ministero dell’Istruzione e sindacati confederali

di Corrado Zunino

Altri 55 mila professori precari portati in cattedra e un aumento per tutti i docenti da 120 euro lordi al mese. Su queste basi oggi pomeriggio, alle 15, riparte in Viale Trastevere la trattativa tra ministero dell’Istruzione e sindacati confederali (più Snals e Gilda). È intenzione dei cinque chiudere subito, almeno sui fronti “assunzioni” e “contratto”.

Il ministro Marco Bussetti non ci sarà, ancora. «Impegni fuori Roma». È un fatto, però, che la trattativa, riaperta direttamente dal premier Giuseppe Conte lo scorso 23 aprile, la stia guidando il capo di gabinetto, Giuseppe Chiné. Il ministero vuole trovare un accordo sulla stabilizzazione dei 55 mila precari (con più di tre anni di insegnamento) che oggi, una laurea ma nessuna abilitazione, possono solo accettare supplenze per le scuole medie e superiori. Come arriveranno in tempi brevi al ruolo? La strada più probabile è la riapertura di un percorso universitario che in un anno qualifichi i docenti supplenti e li conduca, al primo posto libero, in cattedra. Non ci sono più dal 2014 questi “percorsi abilitanti” (si chiamavano Siss, poi Pas) e i supplentoni della Terza fascia oggi sono immersi in un precariato senza sbocchi.

Il Miur — per recuperare soldi al reddito di cittadinanza e a Quota 100 — a novembre 2018 aveva abolito ogni superstite percorso di riqualificazione e avvio all’insegnamento dei precari (si chiamava Fit l’ultimo, voluto dalla ex ministra Fedeli, ed era un tirocinio triennale). Ora, come ha promesso Conte subito dopo Pasqua, ansioso di depotenziare uno sciopero della scuola alla vigilia delle elezioni europee, il ministero dovrà inventare un nuovo tirocinio e farci passare i Terza fascia. «In via transitoria il governo si impegna agprevedere percorsi abilitanti e selettivi riservati al personale docente che abbia una pregressa esperienza d servizio pari a 36 mesi», si legge nell’intesa firmata il 24 aprile. Ecco, i sindacati, Cgil in testa, vogliono portare i 55 mila tutti dentro, Bussetti- Chiné preferirebbero operare una preselezione all’ingresso del percorso per assumere meno e meglio. È possibile che per chiudere la trattativa da una parte i confederali accettino un setaccio all’inizio del nuovo percorso-tirocinio e dall’altra il Miur allarghi la quota riservata ai “36 mesi” nel prossimo concorso d’autunno (oggi la riserva è al 10 per cento). Per il concorsone d’autunno da 48.536 posti — medie e superiori — si stimano in 150 mila i potenziali partecipanti. Sul contratto la volontà dichiarata dal governo è quella di chiuderlo a breve recuperando l’inflazione programmata: il 4,1 per cento su tre anni. Sono 2 miliardi sull’intero comparto pubblico. Declinati sulla scuola, porterebbero un aumento medio di 110-120 euro lordi per ogni insegnante. Un anno fa Valeria Fedeli chiuse a 96 euro.

In Viale Trastevere oggi si discuterà anche della delicata autonomia differenziata. Il premier Conte ha promesso: sulla scuola resteranno nazionali il contratto, le assunzioni e i programmi. Se così sarà, l’istruzione uscirà di fatto dalle riforme volute dalle Regioni Lombardia e Veneto. Sull’autonomia differenziata, però, la partita sarà tutta post-elettorale. E, comunque vada la trattativa di questo pomeriggio, i sindacati del “no” — Cobas e area — domani sciopereranno.

da: Repubblica.it

Pietro Guerra

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